logo-mini
Investire nel 2020/ Lo scenario dopo il Coronavirus OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

L’epidemia cinese di Coronavirus ha messo in fibrillazione i mercati di tutto il mondo. Introducendo un elemento di incertezza in un contesto comunque contrastato. Archiviato definitivamente il 2019 dei record, cosa accadrà nei prossimi mesi? Dove investire? E quali sono le altre incognite da tenere presente nella costruzione del proprio portafoglio? Ecco come rispondono i gestori italiani

Investire nel 2020/ Lo scenario dopo il Coronavirus

Leggi anche:

» Investire nel 2020/ Il portafoglio al tempo del virus cinese

Il 2020 potrebbe essere un anno non facile da interpretare per gli investitori. L’epidemia di Coronavirus e i recenti sviluppi internazionali della questione pongono non poche incognite sul futuro della crescita globale, già di per sé modesta. A questo si uniscono gli attriti tra Stati Uniti e Cina in materia di dazi, le presidenziali americane e il conflitto in Medio Oriente di inizio anno, che influenzano inevitabilmente chi deve decidere come orientare le sue strategie di portafoglio nei prossimi mesi. E gli analisti sono quasi tutti concordi nell’affermare che, nei prossimi 12 mesi, bisognerà rassegnarsi a un mercato che andrà a velocità diverse e che potrebbe essere caratterizzato da brusche inversioni di rotta.

Lo scenario


Archiviato il 2019 dei record (l’indice Msci World, che sintetizza l’andamento delle principali Borse mondiali, ha fatto segnare lo scorso anno un aumento del 26% superando per la prima volta nella storia i 1.800 punti. Piazza Affari, invece, ha realizzato il suo miglior risultato dal 1998, con una crescita del +28%) e dopo un inizio anno tutto sommato promettente, infatti, le borse di tutto il mondo sono state scosse da quello che è stato definito un nuovo “cigno nero”. Cioè un evento imprevedibile, ma con effetti potenzialmente devastanti che rischiano di cambiare in peggio lo scenario.

L’aggravarsi dell’epidemia di Coronavirus in Cina, recentemente definita dall’Organizzazione mondiale della sanità come un’emergenza di scala internazionale, ha affossato le borse asiatiche che hanno riaperto le consultazioni dopo la lunga pausa per i festeggiamenti del Capodanno lunare in negativo. Provocando più di un malumore anche in Europa e a Wall Street. Le principali piazze del mondo hanno chiuso con il segno meno, a dimostrazione del fatto che le notizie legate alla diffusione della malattia spaventano anche gli investitori. In Europa, per esempio, il 27 gennaio, lo Stoxx 600, cioè l’indice che rappresenta circa il 90% del mercato azionario del Vecchio Continente, ha perso circa il 2,3%, bruciando in un colpo solo 208,61 miliardi di euro di capitalizzazione.

Di contro, i rendimenti dei Titoli di Stati considerati più sicuri, come il Treasury americano e il bond giapponese, si sono ridotti: la corsa agli acquisti di queste emissioni ne ha infatti fatto salire il prezzo. Mentre anche l'indice dei prezzi delle materie prime è crollato del 7% alla notizia che il virus possa estendersi a livello mondiale.

Cosa accadrà?


“Il coronavirus ha introdotto un significativo elemento di incertezza in un quadro economico e di mercato altrimenti positivo”, chiarisce Francesco Sedati, Responsabile Fundamental Research di Eurizon, “L’impatto sulle economie asiatiche ed in particolare sull’economia cinese sarà rilevante e dovrebbe avere quantomeno l’effetto di rallentare la ripresa economica avviata dagli stimoli monetari e fiscali dell’anno passato e dalla tregua nella guerra commerciale tra USA e Cina”.

Ma è comunque molto difficile prevedere quali saranno le implicazioni future sulla crescita globale. “Gli episodi passati di pandemie, tra cui la SARS, hanno avuto effetti temporanei sui mercati e l’economia”, continua Sedati (Eurizon) , “in tutti casi si è visto un rapido recupero della crescita economica perduta nei trimestri successivi a quello in cui si è verificato il picco dei contagi. Probabilmente vedremo un’evoluzione simile anche in questo caso, con la Cina in particolare pronta a mettere in atto ulteriori misure di supporto alla crescita economica”.

Secondo un recente rapporto di Moody's Analytics, invece, l’evoluzione dell’epidemia cinese rischia di avere un effetto dirompente sui mercati globali, ben più grave della crisi del 2008-2009.

Tra i settori che potrebbero essere messi dura prova, gli analisti si aspettano le ripercussioni maggiori nel settore dei viaggi e del consumo. Ma anche nel lusso: secondo le stime di Altagamma-Bain, infatti, nel 2019 a livello mondiale i cinesi hanno contribuito per il 90% della crescita del valore del mercato dei beni personali di lusso. Non solo, molti dei principali brand del settore, come Moncler, Ferragamo eTod’s, per esempio, hanno una percentuale più che significativa di fatturato (che in alcuni casi supera anche il 20%) che proviene proprio dall’area cinese.

Le altre incognite


Ma l’evoluzione dell’influenza asiatica non è l’unico fattore che potrebbe influire sull’andamento dei mercati. “Il 2020 sarà un anno dominato dalla politica e dalle sorprese”, avverte Vincent Mortier, Deputy Group Chief investment officer di Amundi. Sono numerosi, infatti, i fattori che potrebbero condizionare significativamente i mercati.

Desta ancora qualche preoccupazione la possibilità di un aggravamento del raggiunto accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti. “La ripresa o il peggioramento della guerra commerciale scatenerebbe una recessione, ponendo fine al mercato azionario rialzista e mettendo sotto pressione il mercato del credito”, spiega Mortier (Amundi) , “In uno scenario rialzista, dei massicci stimoli fiscali a favore dell'economia verde e delle eguaglianze sociali potrebbero indirizzare i mercati verso una traiettoria sostenibile, ma mettere sotto pressione i rendimenti obbligazionari”. Mentre va monitorata anche la crescita economica globale, che secondo gli analisti sembra sia destinata a durare anche nel 2020, nonostante il ciclo espansivo che dura ormai da molti anni.

Tanti anche gli eventi in calendario per i prossimi 11 mesi di impatto significativo sull’andamento delle borse. Oltreoceano, per esempio, si attendono le elezioni presidenziali negli Stati Uniti a novembre. “Una vittoria dei democratici potrebbe significare un aumento della spesa pubblica in favore di infrastrutture e piani ambientali, una tassazione più progressiva sul reddito e sui profitti aziendali, e una maggiore regolamentazione di settori come quello finanziario, della sanità e della tecnologia, con conseguenze per le valutazioni azionarie”, spiega Stefania Paolo, Country Head per l’Italia di BNY Mellon Investment Management, “un secondo mandato di Donald Trump, invece, potrebbe portare a un appiattimento ulteriore delle imposte sui redditi privati e a maggiori investimenti nella difesa. In entrambi gli scenari, il deficit federale statunitense potrebbe aumentare”.

Leggi anche:

» Investire nel 2020/ Il portafoglio al tempo del virus cinese

© OF Osservatorio Finanziario - riproduzione riservata

Leggi Anche:


Contatti

Of Osservatorio finanziario

OfNews è una realizzazione di Of Osservatorio finanziario. Leggi Privacy Policy.

Visita il sito