Risparmi. Mini guida alla resistenza

OF prova a fare il punto sulle possibili strategie di sopravvivenza, o meglio sulle scelte atte a contenere i danni. E’ inutile girarci intorno. L’oro rimane un punto di riferimento nei momenti di crisi. E dopo avere superato la soglia dei 1.900 dollari per oncia è pressoché certo che nuovi record verranno toccati nei prossimi mesi. I conti di deposito online, grazie alla norma che prevede la riduzione della tassazione dal 27 al 20 prevista nella manovra che dovrebbe essere varata a giorni dal governo diventano una alternativa valida. E i titoli di stato e quelli esteri…
di: Alberto Farina
5 Settembre 2011
Condividi

Alla fine il “redde rationem” è arrivato. Dopo un ballo sul ciglio del burrone (lo spaventoso debito pubblico italiano), che a fasi alterne va avanti fin dal 1992, anno della prima grande manovra salva-Italia, varata all’epoca dal governo Amato, il piede nel crepaccio, questa volta la Penisola sembra avercelo messo per davvero. E’ bene, senza troppi allarmismi, che i risparmiatori ne siano consapevoli, anche in vista della difficili decisioni (non soltanto economiche ma anche in qualità di cittadini-elettori), che tutti, nel corso dei prossimi mesi, dovremo prendere.

A questo punto l’obiettivo principale consiste nel limitare i danni, prima ancora di pensare a sofisticate strategie finanziarie o ad acquisti su debolezze – sia in Piazza Affari che sui titoli di Stato. Perché le debolezze, per adesso, sembrano soltanto destinate a essere superate al ribasso il giorno dopo essere state raggiunte.

La situazione che già si annunciava molto difficile venerdì scorso, quando il listino milanese ha perduto circa il 4% in una sola seduta e il differenziale di rendimento tra i Btp (decennali e non solo) e il Bund tedesco, ha toccato i 331 punti base (3,31%) non ha fatto che peggiorare in mattinata. E’ facile prevedere che la vetta dei 363 punti base toccata dallo spread Bund-Btp nel primo pomeriggio del 5 settembre sarà ben presto superata, così come la soglia dei 400 punti di metà agosto, che per adesso segna ancora il punto peggiore della crisi.

Nel frattempo l’indice Ftse Mib delle blue chip italiane mette a segno un ulteriore calo del 5% e l’indice tocca quota 14.300 punti. A metà marzo di quest’anno, sembra passata un’epoca geologica ormai, il Ftse Mib segnava un rialzo di circa il 15% rispetto alle quotazioni di inizio anno e toccava un massimo di 23.178 punti. Il calo, in meno di sei mesi, è superiore al 40%. Non è difficile immaginare che nelle prossime settimane potranno essere testati i 12.000 punti e forse anche meno.

Come reagire
OF prova a fare il punto sulle possibili strategie di sopravvivenza, o meglio sulle scelte atte a contenere i danni.
Beni rifugio. E’ inutile girarci intorno. Anche se l’oro può non piacere in quanto strumento primitivo e superato di accumulazione della ricchezza e totalmente improduttivo dal punto di vista economico, oltre che incapace di generare un rendimento, il metallo giallo rimane un punto di riferimento nei momenti di crisi. Dopo avere superato la soglia dei 1.900 dollari per oncia è pressoché certo che nuovi record verranno toccati nei prossimi mesi perché una soluzione dei profondi mali economici e politici che affliggono non soltanto l’Italia ma tutte economie dell’occidente industrializzato non è imminente.

L’unico modo sensato per investire in oro, a parte il piacere feticistico ma poco pratico di detenere in casa sterline, marenghi, krugerrand e lingottini di varia pezzatura, è quello di acquistare il metallo attraverso gli ETC, gli exhange traded commodities. Fra i numerosi prodotti di questi tipo – tutti quotati -- oggi disponibili sul mercato conviene puntare sugli strumenti che acquistano “fisicamente” il metallo e lo depositano nei caveau di una banca depositaria terza. Fra questi ricordiamo il Lyxor Gold Bullion Securities di Lyxor (gruppo Société Générale) e ETFS Physical Gold, di ETF Securities. Meglio invece evitare gli ETC “sintetici”, vale a dire quegli strumenti finanziari che replicano l’andamento del prezzo dell’oro attraverso operazioni sui futures (contratti a termine) sul metallo giallo. Se rifugio deve essere, allora che l’oro sia fisico e depositato in un caveau ben protetto. Solo così le quotazioni di mercato di quest’oro cartaceo riprodurranno fedelmente l’andamento del sottostante fisico.

Bot, Btp e Cct. I titoli del debito pubblico italiano sono nell’occhio del ciclone e chi decidesse oggi di vendere le emissioni in portafoglio andrebbe incontro a una perdita certa. I decennali hanno quotazioni vicine a 95-96, i Btp a cinque anni di circa 97, così come i titoli a tre anni. I trentennali vengono scambiati al di sotto di 84. Alcuni Cct, come quello con scadenza luglio 2016, hanno valutazioni inferiori a 90. Questo significa che vendere oggi diecimila euro investiti in queste scadenze e tipologie di titoli espone a perdite che variano dai 400-500 euro dei decennali, agli oltre 1.500 di un trentennale ai circa 1.000 di un Cct. Tenere questi titoli fino alla scadenza è l’unico modo per non subire perdite immediate, dando per scontato il non realizzarsi di scenari catastrofici (default).

Chi invece è disposto a subire perdite immediate consistenti si trova nell’incertezza di come investire la liquidità realizzata. I conti di deposito online, grazie alla norma che prevede la riduzione della tassazione dal 27 al 20 prevista nella manovra che dovrebbe essere varata a giorni dal governo diventano una alternativa valida. Molte promozioni (Ing Direct, Banca Ifis, Banca Sistema, Websella) garantiscono a fronte di un vincolo di 12-24 mesi e una giacenza minima che varia da banca a banca rendimenti superiori al tasso corrente di inflazione (2,8%).

Il rendimento dei bot, se il verdetto del mercato rimarrà negativo anche nei prossimi giorni, sono destinati ad impennarsi nell’asta di metà mese del 15 settembre prossimo. A metà agosti i buoni ordinari del Tesoro avevano toccato un massimo di rendimento del 3,60% lordo (circa il 2,8% al netto di tasse e commissioni). Dopo essere scesi ai primi di settembre a un più fisiologico 2,95% i tassi dei bot potrebbero nuovamente impennarsi. Il vantaggio delle emissioni a 12 e a 6 mesi è dato dal fatto che il risparmiatore rientra in possesso delle somme investite in breve tempo e può impiegarle nuovamente nelle forme e ai tassi che prevarranno sul mercato al momento del rimborso, senza incorrere in perdite in conto capitale che derivano, come abbiamo visto, dalla vendita anticipata di emissioni a scadenza medio-lunga.

Titoli esteri. Il ventaglio delle emissioni tripla A in euro, di paesi come Germania, Francia, Finlandia, Austria e Olanda è molto ampio. Chi cerca la sicurezza può puntare su queste emissioni, sapendo tuttavia che i rendimenti sono minimi. Il decennale tedesco paga oggi una cedola di circa l’1,9% il Bund a cinque anni ha un rendimento di circa l’1,5%. I titoli di Francia, Olanda, Finladia e Austria offrono rendimenti che variano tra lo 0,2 e lo 0,5% in più rispetto alle emissioni tedesche.

© Of-Osservatorio finanziario - Riproduzione riservata






scenari immobiliari il Forum 2016 Of media partner