SOMMARIO
Si collocherebbero al quarto posto tra le banche italiane, se fossero considerate come un unico "gruppo”: le Bcc posseggono, infatti, il 12 per cento degli sportelli. E nel 2009 hanno portato le quote di mercato al 7,8% per la raccolta e al 7,2% per gli impieghi. Grazie all’aiuto a famiglie, artigiani e piccole imprese a cui hanno dedicato il 69,7% degli impieghi
Crisi del denaro: lo scatto delle Bcc
Se fossero considerate come un unico "gruppo" le Banche di Credito Cooperativo (Bcc) oggi si collocherebbero al quarto posto, sia per l'erogazione di fondi sia per la raccolta, dopo Intesa Sanpaolo, UniCredit Banca e Banca Monte dei Paschi di Siena. È quanto emerge dall'analisi tracciata da Banca d'Italia nella relazione del Vice Direttore Anna Maria Tarantola (Leggi qui in formato PDF) del 27 novembre scorso in occasione del centesimo anniversario della Federazione Italiana di Credito Cooperativo guidata da Alessando Azzi (nell'immagine) e ripresa dal Governatore Mario Draghi in visita alla CrediUmbria, che celebra il cinquantesimo anniversario (Vedi qui la sua posizione in classifica di bancheaconfronto.com).
Nel suo intervento, il Governatore ha voluto sottolineare in particolare il ruolo fondamentale svolto dalle banche territoriali in un periodo di asfissia del credito: senza di loro molte famiglie, artigiani, piccole e micro imprese non avrebbero avuto alcuna speranza. Dalle Banche cooperative, infatti, viene ben il 19% dei prestiti alle aziende con meno di 20 addetti. Da loro sono sostenute iniziative prese durante la crisi, tra cui la «sospensione delle rate di mutuo», il «sostegno alle imprese per le tredicesime», gli «accordi di microcredito». «Mentre le banche più grandi, impegnate in complesse riorganizzazioni, si sono orientate verso modelli di intermediazione in cui trovavano maggior peso procedure e contratti standardizzati», per Bankitalia, le piccole hanno mantenuto la «capacità di continuare a offrire finanziamenti sulla base di una stretta interazione con il cliente». La specializzazione nel finanziare famiglie, artigiani e piccole imprse, infatti, è rimasta elevata, con una quota del 69,7% sul totale degli impieghi. Sono anche cresciuti i crediti erogati ai settori più in crisi come l'immobiliare e le costruzioni con finanziamenti a più lunga scadenza. Le 432 Bcc posseggono il 12 per cento degli sportelli bancari cresciuti in un decennio del 43,6% a quota 4.111. Hanno visto aumentare le masse intermediate dell'82,2%, quote di mercato aumentate al 7,8% per la raccolta e al 7,2% per gli impieghi con una crescita rispettivamente di 1,6 e 2,7 punti percentuali.
Punto di forza delle Banche cooperative è il «radicamento nei territori» che ha consentito alle Banche cooperative «di esercitare un ruolo stabilizzatore delle fonti di finanziamento delle piccole imprese, di estendere il sostegno anche a quelle di medie dimensioni che incontrano difficoltà a trovare finanziamenti presso le banche più grandi». Tra i prestiti alle imprese, «oltre l’80% e il 50% sono erogati da sportelli bancari ubicati rispettivamente nella provincia e nel comune di sede legale». Le banche cooperative si distaccano dalle altre per la loro componente «mutualistica»: agiscono «coniugando l’esercizio dell’attività secondo criteri imprenditoriali con la missione di banca della comunità locale, che antepone i vincoli di solidarietà al profitto». Il modello territoriale, che attira i gruppi maggiori a iniziare da Intesa Sanpaolo, che, sul territorio, preferisce proporsi oggi come Banca di Trento e Bolzano, Cassa di Risparmio del Veneto, Cassa di Risparmio di Spoleto, Banco di Napoli e così via piuttosto che con il brand di gruppo, ha però i suoi lati negativi messi in luce dalla relazione di Draghi: tra le Bcc rimangono strutture troppo piccole, sacche di inefficienza, casi in cui la «solidità patrimoniale» e «la qualità degli assetti di governo societario e di controllo», in cui la crescita non si è accompagnata a un miglior controllo dei rischi, potrebbero essere migliorate. In dieci anni, dal 1999 ad oggi, non bisogna dimenticare che le ex Casse rurali si sono ridotte da 531 a 432 “a seguito soprattutto di operazioni di aggregazione per dare soluzione per lo più a crisi aziendali. Crisi che possono acuirsi di più oggi, soprattutto perché le imprese non ce la fanno a onorare gli obblighi contrattuali, riducendo così i margini reddituali, indebolendo la situazione patrimoniale, rendendo, in altre parole, le Bcc, al pari delle altre banche, più vulnerabili.
Nel primo semestre 2009, le Bcc hanno visto ridurre la reddittività in misura superiore a quanto è avvenuto l'anno scorso nello stesso periodo: l'utile è diminuito del 39%.” In alte parole, mentre le grandi vogliono tornare a fare come le piccole, le Bcc hanno voluto operare da "grandi", facendo ricorso anche a figure professionali sia commerciali che finanziarie prese da banche medio-grandi che già operavano sul territorio, un approccio che non ha dato i risultati attesi. Le Banche cooperative, inoltre, come sta rilevando anche Of-Osservatorio finanziario che ne ha inserite alcune nell'elenco delle banche monitorate nel suo annuale Rapporto Home Banking (che uscirà il prossimo gennaio 2010), si sono attrezzate con strumenti informatici innovativi, ma non tutte in modo adeguato. Le piattaforme di home e mobile banking disponibili sul mercato, ad esempio, sono di ottima qualità (InBank, RelaxBanking, SimplyBank, tanto per citarne alcune), con livelli di sicurezza che prevedono, come accade anche nel credito cooperativo in Germania e in Austria («Raffeisen»), anche la doppia autenticazione con carte a microchip e lettori appositi, oltre a firma digitale, token, e così via, ma non sempre la singola Banca decide di adottarli. C'è anche da sottolineare che in Germania e in Austria il credito cooperativo è tradizionalmente assai più forte che in Italia.

