Investimenti. 10 domande (e risposte) per guadagnare nel 2016 (prima parte)

La bufera di inizio anno ha portato a rivedere, in negativo, le previsioni di fine 2015. E continua ad aleggiare lo spettro di nuove crisi sui mercati finanziari. Cosa sta realmente accadendo? Perché le Borse sono in panne? E poi: dove investire nel 2016? Si può ancora guadagnare qualcosa? E quali strumenti tengono al sicuro i capitali? Ecco le 10 domande chiave per investitori e risparmiatori. E le risposte di Of-Osservatorio finanziario, partendo dalle prime 5
di: Elisa Vannetti
18 Febbraio 2016
Condividi

2) A gennaio il prezzo del petrolio è sceso ai minimi dal 2008. Ma l'energia a basso costo non dovrebbe essere un bene per l'economia globale e per i consumatori?


Era una situazione che non si verificava da almeno 12 anni. A inizio gennaio il prezzo del petrolio è sceso sotto la soglia dei 30 dollari al barile. E anche se la riduzione ha portato a significativi risparmi per i consumatori di energia nel mondo oltre che a una riduzione del costo della benzina (in Italia in parte mitigata dalle ancora pesanti accise), tuttavia per i mercati è stato come un boomerang.

Tutti gli uffici studi e ricerche delle principali banche d’affari del mondo, da Goldman Sachs a BoFa Merril Lynch, infatti, hanno puntato il dito contro la riduzione annoverandola tra le cause dello choc dei mercati finanziari di tutto il mondo. Anche se Edward Morse, economista e Global Head of Commodity Research di Citi Group, l’aveva previsto con quasi un anno di anticipo, quando ancora il prezzo al barile sfiorava i 60 dollari circa. Intanto, i correttivi (al ribasso) delle previsioni di fine anno si susseguono velocissimi e si fanno sempre meno confortanti. Secondo una nota dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) diffusa a inizio febbraio, infatti, la domanda risulta ancora debole, soprattutto se confrontata con una produzione che cala troppo lentamente. Risultato: l’eccesso di offerta continuerà ad aggravarsi, con una conseguente possibile ulteriore diminuzione dei prezzi.

A risentirne maggiormente, concordano gli economisti, sono i paesi produttori di petrolio per i quali una riduzione del prezzo del barile equivale anche a introiti minori provenienti dalle esportazioni, con un conseguente possibile crollo di valute ed economie. Soprattutto nei casi in cui, come la Russia, il peso specifico delle esportazioni è direttamente collegato agli introiti provenienti dalla vendita di greggio e gas.

Anche negli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno intensificato l’auto-produzione di petrolio, le conseguenze potrebbero essere pesanti, costringendo aziende attive in questo settore a chiudere i battenti in un arco massimo di due anni. Secondo una ricerca di Wolfe Research, infatti, un terzo dei produttori di petrolio e gas americani potrebbe arrivare al fallimento e alla ristrutturazione entro la metà del 2017. Mentre la società di diritto societario internazionale Haynes e Boone a inizio febbraio ha confermato che sono già 48 i produttori di petrolio e di gas del Nord America che hanno presentato istanza di fallimento dall'inizio del 2015. E già 6 sono le aziende fallite dall’inizio del 2016.

Ma è a livello internazionale che le conseguenze del calo dei prezzi del petrolio diventano più significative. Soprattutto perché le società petrolifere spesso rappresentano una componente non trascurabile all’interno degli indici azionari dei vari paesi. Mentre anche le banche che finanziano queste società rischiano di essere particolarmente esposte. Ecco perché, in America, Standard&Poors è da poco intervenuta tagliando il rating di 4 banche con una esposizione particolarmente elevata al settore.

Nella sostanza il calo del prezzo del petrolio presenta due facce. Da un lato ha un effetto di reddito positivo perché i bassi prezzi del greggio aumentano, di fatto, il reddito disponibile dei consumatori e diminuiscono dall’altro i costi per le imprese. Dall’altro, un calo così vistoso delle quotazioni allarma gli analisti che leggono in questo trend discendente l’aspettativa di una nuova recessione globale (vedi domanda 1). Inoltre la riduzione dei ricavi e dei margini pesa in modo drammatico sui conti delle società legate all’energia, ne determina il crollo in borsa e questo si propaga anche agli altri settori dell’economia. In questi primi mesi del 2016 ha prevalso il secondo, quello negativo, di questi due effetti.

Pagine: Indietro 1 2 3 4 5 Avanti