Investimenti. 10 domande (e risposte) per guadagnare nel 2016 (prima parte)

La bufera di inizio anno ha portato a rivedere, in negativo, le previsioni di fine 2015. E continua ad aleggiare lo spettro di nuove crisi sui mercati finanziari. Cosa sta realmente accadendo? Perché le Borse sono in panne? E poi: dove investire nel 2016? Si può ancora guadagnare qualcosa? E quali strumenti tengono al sicuro i capitali? Ecco le 10 domande chiave per investitori e risparmiatori. E le risposte di Of-Osservatorio finanziario, partendo dalle prime 5
di: Elisa Vannetti
18 Febbraio 2016
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Nel solo mese di gennaio Piazza Affari ha bruciato circa 129 miliardi di euro di capitalizzazione. Nello stesso periodo, Wall Street ha mandato in fumo 2.000 miliardi di dollari. E anche se a metà di febbraio ci sono stati concreti segnali di ripresa, con recuperi nell’ordine del 5-7%, la situazione dei mercati finanziari rimane instabile. Volatile, come si dice in gergo tecnico. Costa sta realmente accadendo? Che fare quindi per guadagnare nel 2016? Dove conviene investire per non perdere tutti i risparmi? Of-Osservatorio finanziario si è posto le 10 domande chiave per investitori e risparmiatori. Ecco, di seguito, le prime 5, lunedì 22 febbraio le restanti.

» Vai alle ultime 5 domande



1) Perché i mercati finanziari hanno subito perdite così pesanti all'inizio del 2016? C'è davvero il rischio di una nuova recessione globale?

2) A gennaio il prezzo del petrolio è sceso ai minimi dal 2008. Ma l'energia a basso costo non dovrebbe essere un bene per l'economia globale e per i consumatori?

3) Devo avere paura di tenere i miei soldi sul conto corrente e che rischi corro con la mia banca?

4) Con i titoli di stato che a fine 2015 hanno raggiunto rendimenti negativi per le scadenze fino a due anni, come posso guadagnare con l'investimento a breve termine?

5) Visto il crollo del 25% di Piazza Affari e la caduta di tutte le principali borse mondiali mi conviene non pensare più all'investimento azionario? Quali sono le previsioni degli analisti?


1) Perché i mercati finanziari hanno subito perdite così pesanti all'inizio del 2016? C'è davvero il rischio di una nuova recessione globale?
I mercati ci hanno abituato da sempre a smentire le previsioni. Ma quest’anno hanno esagerato un po’. A fine 2015 quasi tutte le analisi sulle tendenze dei 12 mesi successivi avevano toni rassicuranti e immaginavano un 2016 relativamente “tranquillo”. La grande banca francese Société Générale si era spinta a titolare “Sunny ahead” , “Bel tempo”, il suo report sulle prospettive dei mercati nel 2016. Ma ecco che poche settimane più tardi l’americana Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’affari del mondo ha definito gennaio 2016 “il peggior inizio anno per i mercati finanziari europei dai primi anni ’70 ”. Si è trattato in effetti di una crisi globale che ha colpito le Borse di tutto il mondo travolgendole con una pioggia di vendite. Wall Street ha bruciato circa 2.000 miliardi di dollari, segnando il peggior avvio dal 2008. Ma la maglia nera spetta a Piazza Affari che ha azzerato tutti i guadagni del 2015 (era stata la migliore rispetto a Francoforte, Londra, Parigi, Tokyo e New York) nel solo mese di gennaio, ed è arrivata a perdite complessive intorno al 25%, superando persino il -23% fatto segnare dalla Borsa di Shanghai. Un totale di circa 129 miliardi di euro di capitalizzazione sono andati in fumo in poco più di un mese. Solo alla metà di febbraio ci sono stati concreti segnali di ripresa, con recuperi nell’ordine del 5-7%.

I motivi del crollo sono tanti ma non sono veramente nuovi. Anche se l’inasprimento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, provocate dalla crisi tra Iran e Arabia Saudita, spiegano da Goldman Sachs, ha contribuito a riaprire ferite mai rimarginate del tutto. Analisti ed economisti concordano sul fatto che tra le ragioni principali dello choccante inizio del 2016 vi sia il continuo riprezzamento del petrolio, che in soli 18 mesi ha perso circa il 75% del suo valore arrivando a scendere sotto i 30 dollari al barile. C’è poi la sindrome cinese. La debolezza del gigante asiatico, alle prese con una significativa fuga degli investimenti e un calo del Pil che nelle previsioni si attesterà ad “appena” il +6,3% nel 2016, desta molta preoccupazione tra gli investitori, non solo asiatici. Infine pesa l’avvio del nuovo ciclo di aumento dei tassi di interesse negli Stati. La Federal Reserve, per la prima volta dopo sei anni, ha deciso infatti un ritocco dello 0,25% dei tassi Usa, il primo di una serie di aggiustamenti che dovrebbero proseguire per tutto il 2016. La frenata dei Paesi emergenti, spesso indebitati in dollari è una conseguenza di questa nuova politica monetaria, oltre che del calo dei prezzi delle materie prime.

Eppure, secondo gli economisti delle principali banche d’affari, è improbabile che nel 2016 si assisterà all’inizio di una nuova recessione. Goldman Sachs ha stimato che esiste il 18% di probabilità che gli Stati Uniti si affaccino alla recessione nel 2016, e il 23% che questo accada nel 2017. Per l’Europa, invece, le percentuali salgono al 24% per il 2016, e arrivano al 38% per il 2017. Ma la tensione rimane comunque alta. Soprattutto da quando il numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen, davanti al Congresso degli Stati Uniti ha esplicitato i suoi timori relativi alla tenuta dell'economia mondiale.

Anche il Fondo Monetario Internazionale, a fine gennaio, ha rivisto in negativo le stime di crescita dell’economia globale per il 2016. In particolare, secondo gli economisti della banca, la crescita si assesterà intorno al 3,4% quest'anno e al 3,6% nel 2017, con una limatura dello 0,2% rispetto alle previsioni diffuse nell’autunno 2015.

Come si vede il quadro è complesso ma non ci sono elementi particolarmente nuovi, che cambino radicalmente gli scenari della fine dello scorso anno. Fra le tante voci che possiamo ascoltare forse quella del Fondo Monetario, in questo momento, è la più equilibrata. E’ vero, l’economia mondiale sta rallentando. Ma per il momento siamo ben lontani dallo scenario di una nuova recessione.

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